Parmenide e la Dea

Parmenide e la Dea
pagine di ‘filosofia per la vita’
di Anna Pacifico

Scopo di questo studio è quello di restituire al pensiero femminile il ruolo che merita nella storia, cogliendone le distorsioni operate dagli stessi filosofi, anche laddove compare nella sua evidenza. Qui si prende l’avvio dal poema “Sulla natura” del filosofo Parmenide di Elea (515 a.C./510 a.C.?). Pur essendo ormai noto che la misoginia nell’antica Grecia, ereditata dal pensiero arcaico, permea tutto il pensiero filosofico successivo, nelle nostre scuole vengono impartiti l’insegnamento di Storia e Filosofia, di Letteratura classica greca e latina, di Storia dell’Arte e di Letteratura italiana o straniera, senza il benché minimo rimando alla questione di genere. La scoperta dell’esistenza nel passato di società fondate su valori matriarcali ci dimostra che esiste la possibilità di un vivere insieme alternativo, dove le donne non sono soggette a un rapporto di sudditanza agli uomini. Queste società, oggi esistenti nel mondo in forme diversificate, si basano sulla centralità delle donne e sul principio creativo femminile in tutti gli ambiti: economico, sociale e culturale e ciò garantisce un agire politico dove le differenze sono rispettate e la violenza è assente.

Non esiste una “teoria del gender”. Con questa categoria, usata in modo fecondo in tutta una serie di discipline che ormai costituiscono l’ambito dei gender studies, non si introduce tanto una teoria, una visione dell’essere uomo e dell’essere donna, quanto piuttosto uno strumento concettuale per poter pensare e analizzare le realtà storico-sociali delle relazioni tra i sessi in tutta la loro complessità e articolazione: senza comportare una determinata, particolare definizione della differenza tra i sessi, la categoria consente di capire come non ci sia stato e non ci sia un solo modo di essere uomini e donne, ma una molteplicità di identità e di esperienze, varie nel tempo e nello spazio. Proprio per la sua notevole capacità analitica e il suo carattere non prescrittivo, “il gender” ha aperto nuove e importanti direttrici di ricerca che nella comunità scientifica e nell’insegnamento superiore di molti paesi sono ormai riconosciuti e sostenuti, a differenza di quanto accade in Italia. In Francia, ad esempio, dal 2010 le disposizioni del “Programme d’Histoire-Géographie”, così come quelle dell’insegnamento di “Sciences de la vie et de la terre”, prevedono una trattazione articolata per sesso, genere e orientamento sessuale.

Appare quanto mai urgente, quindi, avviare l’educazione al genere nel nostro sistema scolastico, non solo per rispondere a criteri di equità in ambito UE ma per riprendere un lavoro incompiuto (in particolare col progetto POLITE, pari opportunità nei libri di testo), purtroppo ignorato nelle Indicazioni Nazionali per la scuola superiore del 2010. Rifiutando di lasciare la dimensione educativa alla formazione offerta da agenzie extracurricolari, l’educazione al genere può contribuire ad una formazione civile e intellettuale più completa: essa aiuta a riflettere sugli stereotipi sessuali, che tanto facilmente vengono riemergendo nelle nostre società, a combattere i pregiudizi, a sviluppare consapevolezza dei condizionamenti storico-culturali ricevuti. Di qui l’aiuto che essa può dare allo sviluppo di una società più giusta e tollerante, aperta al riconoscimento delle differenze, nel segno di un approccio critico alle idee e ai saperi, di una lotta più consapevole contro le discriminazioni sessuali e l’omofobia, e di una prevenzione efficace e capillare di schemi di comportamento violenti, frutto di stereotipi del passato incapaci di dialogare con le esigenze e le realtà dell’oggi (doc SIS).

Gruppo editoriale L’Espresso
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La carta non giocata esiste. E’ lo sguardo femminile. Soltanto se noi sappiamo ripensare la nostra vita e ci lasciamo cambiare potremo migliorarci, migliorare il mondo e dare a questo mondo lo sguardo femminile così pieno di amore che ancora, purtroppo, manca.
(Marina Salomon-imprenditrice)

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