Mito di nascita, morte e rigenerazione con i dipinti di C. Schloe

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Bianca era dai capelli al nome
un corpicino con una luce in cuore

Dalle altre stelle non sapeva dire
se apparire uguale o se differire

Imitava Perielio o chi le stava intorno
Poi taceva a lungo per un intero giorno

Dal buio vedeva Sole sempre più infuocato
e di Madre Terra s’innamorò d’un fiato

Non lasciava nemmeno un solo istante
la figlia di Cosmo, il burbero gigante

Ammirava le Comete con strascichi di trine
come bouquet di rose pulite dalle spine

Imparò la magia e l’arte dei misteri
Su quelli della Dea regolò i pensieri

Notò le evoluzioni dei Pianeti più ribelli
Volle imitarli e si arricciò i capelli

Infine s’invaghì di Marte, forse il più cortese,
e il matrimonio fece senza badare a spese

Ma appena fu lontana dalla Grande Madre
avvertì il vuoto come un Asteroide cade

Terra, lontana, disorientata e sola,
ai suoi abitanti non riferì parola

Cercava Bianca, la figlia più piccina
passando in rassegna le stelle ad una ad una

Chiese persino ai Satelliti più grossi,
ma quelli erano distratti dai raggi agli infrarossi

Finché la scorse, triste e abbandonata,
vagare spenta, senza essere riamata

A quella voglia matta di peregrinazione
Terra offrì un giro di ‘rivoluzione’

A Bianca piacque lo strano girotondo
Così ogni sera sorride a tutto il mondo.

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Il ciclo lunare e i dipinti di CHRISTIAN SCHLOE

La luna, con i suoi ‘cicli’, é associata con l’antico mito rigenerativo della Dea Madre. La connessione filosofica tra la luna e la Dea/Madre/Terra risale al periodo del primo Neolitico, stando agli studi dell’archeologa Marija Gimbutas, ed esprimono il concetto di una spiritualità volta all’ammirazione cosmica e alla corrispettiva estensione macrocosmica del corpo della donna. Tutto al mondo é epifania della Dea, tutto é frutto del ventre gravido (tholos, camera circolare) della Dea, nel rapporto madre-figlia/figli.
Noi moderni guardiamo la luna e sappiamo molto su di lei. Ne conosciamo persino il suolo, per averci camminato (missione 1969), ne conosciamo ‘mari’ e ‘crateri’, abbiamo una visione scientifica ormai della sua conformazione, della sua storia evolutiva e del suo ruolo nella nostra galassia. Sappiamo che, per molti aspetti, il nostro equilibrio terreno dipende da lei. Tuttavia, la sua immagine sacra e misteriosa permane in noi, insieme con quello della ‘Madre Terra’ (nonostante le religioni rivelate abbiano introdotto figure divine maschili). Questo perché ai cicli della Luna e del corpo femminile sono legati la vita, la morte è la rigenerazione, una visione del mondo che pone al centro dell’umana natura la donna e la celebrazione della vita in tutte le sue manifestazioni.
É infatti la vita in costante movimento e trasformazione ad essere rappresentata nell’arte da un serpente, una spirale, un vortice, una meravigliosa combinazione di colori, di piante e animali, proprio come le antiche civiltà già la rappresentarono su pietre e templi dedicati alla Grande Dea Madre. Ogni forma si dissolveva in un’altra, in una tensione all’universale cosmico, sempre riverente verso la Vita.

Così mi appaiono i dipinti di Christian Schloe, riverenti verso la vita, incentrati sulla terra e, come la vera arte, capace di rinvigorire il nostro immaginario secondo la visione olistica e mitopoietica di una sacralità che le religioni hanno poi soffocato nelle dottrine di matrice patriarcale.
Il mistero espresso nei dipinti di Schloe é frutto della fascinazione che esercitano su di noi le meraviglie naturali di questo mondo e, non a caso, i suoi dipinti sono per di più centrati sulla femmineità, non sulla donna come oggetto attraente, d’ispirazione misticheggiante (tema ricorrente nell’arte occidentale), volendo rappresentare con essa, io credo, l’unità della Vita nella Natura. Si tratta di una chiave interpretativa antica, sapiente e semplice, non melanconica bensì consapevole della partecipata e interrelata esistenza del cosmo. Nei quadri di Schloe, nessun luogo è inaccessibile, poiché tutti sono già parte di noi; non ci resta che lasciarsi trasportare dalla natura o immergersi nelle sue profondità per ritrovare le nostre, aprirci aprendo nicchie nei corpi per scoprirne i segreti, arricchire la speranza attraverso la comprensione e il piacere di vivere grazie alla forza della rigenerazione.

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