Quanto sia difficile per noi donne anche solo trovare il tempo utile a dare forma ai pensieri, a prendere le distanze dalla visione androcratica che predomina ogni settore della vita sociale, ad attuare quanto riteniamo giusto per noi stesse e per i nostri figli, a trovare le risorse mentali e fisiche per ricaricare le energie, credo lo sappiamo tutte, anche quelle tra noi inconsapevolmente asservite al pensiero dominante o che temono di dichiarare apertamente il proprio dissenso. Sappiamo che vivere in un mondo impostato sull’omologazione, l’indifferenza, la violenza e la tendenza al sotterfugio e all’inganno, fa sì che i pensieri restino spesso irretiti nel circolo vizioso delle vicende esistenziali che ci circondano, e che ne ostacolano di fatto l’autenticità. Noi donne per prime stiamo prendendo coscienza che i mali del mondo risiedono innanzitutto nella diffusa incapacità a riconoscere ormai l’altro come un essere vivente, con bisogni, diritti, e necessità vitali simili alle nostre, e ad atteggiarsi di conseguenza nei suoi confronti con il dovuto ascolto, si tratti di un essere umano o animale. Il problema dell’incomunicabilità è il fulcro di questo saggio narrativo, dal dialogo fittizio con il p.c. (al quale tutti ahimè siamo oggi asserviti), da Filememories a Isola delle mie brame. Bianca, la protagonista di Terra dei pensieri, sente di essere come rinchiusa in una gabbia, seppure in quella dorata della propria condizione sociale, che le consente di agire e pensare esclusivamente nel cerchio di un’arida routine quotidiana. La relazione è ridotta a una tacita conflittualità che non arricchisce di alcun senso l’esistenza. La sua sarà una drastica decisione: ritornare a ri-generarsi nella dimensione di una condizione esistenziale quasi primordiale, nella quale poter ritrovare le radici vitali originarie del proprio essere.


Questa lettura è stata per me una bellissima esperienza, anche per l’elogio commosso ed entusiasta per la carta stampata, che rappresenta un primo coinvolgente livello di godimento. Ma, approfondendo, si riesce meglio ad apprezzare il meccanismo con cui l’amore per i libri assume un valore anche simbolico. Infatti i tre capitoli in cui si divide il libro costruiscono la commovente metafora esistenziale di ogni spirito libero e innamorato del sapere, ma contemporaneamente sono una lucida e talvolta spietata analisi delle ostilità, degli ostacoli, delle delusioni che la vita riserva a chi non si rassegna; sono infine la mesta ma risoluta individuazione della soluzione: l’isola; la capacità di isolarsi rispetto al fastidioso rumore di fondo che ci infligge la vita, ma di mantenere nel contempo i legami più solidi e universali con le fonti della nostra essenza umana.

Ecco che questa parabola culturale e affettiva che sembra riferita a una singola biografia assurge ad allegoria di tutto un universo di persone che si ritrovano nei personaggi narrati: quanti hanno avuto una iniziazione amorosa ammantata di poesia per poi ritrovarsi un compagno trasformato dalla vita ? quanti genitori, coniugi, amanti, hanno sentito la lancinante ferita della sensazione di fallimento nel proprio ruolo ? quanti studiosi, letterati, artisti hanno subito il disagio intellettuale della convivenza con le innovazioni di una tecnologia astrusa ? Di quanti esseri umani Anna Pacifico delinea uno struggente ritratto con i suoi acuti, spiritosi, toccanti duelli con il computer e poi con la commossa biografia di Bianca e infine con la catartica fuga nell’Isola, quasi una mirabile sintesi fra un suicidio e una rinascita ?

In realtà su queste pagine si ritrova tutta l’umanità capace di porsi delle domande e ansiosa di individuare una soluzione; si ritrova anche tutta un’epoca, una cultura, un modo di essere che sta temendo per la propria scomparsa o almeno per una incombente evoluzione che non sa se riuscirà a governare. Ecco che a questo ulteriore livello di fruizione l’opera merita la definizione di “saggio narrativo” essendo nel contempo una narrazione di eventi ed emozioni e una acuta analisi socioculturale condotta con la profondità del filosofo e la levità del poeta.
Non si può chiudere una riflessione su “Terra dei pensieri” senza richiamare l’aspetto linguistico dell’opera: l’eleganza e la ricchezza della tessitura della parola sono un ingrediente fondamentale del fascino di queste pagine che sanno coinvolgere e trascinare il cuore e la mente.
Beppe Domenichini

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Per informazioni e acquisti: addaeditore@addaeditore.it

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